Amico del mio destino

Quali sono i metodi necessari per farci amica la nostra ombra, il nostro destino?

Farsi amico il proprio destino è possibile. Il segreto è imparare a governare il dualismo presente dell’individuo, la sua costante bipolarità tra essere e avere, tra incapacità e efficienza, tra il bianco e il nero. Bisogna fare in modo che Istinto e Ragione si fondano alchemicamente in una unità, unendo, cioè, ciò che i due pensieri hanno diviso.

 

Il Destino è il prodotto del pensiero.

I due gemelli dell’individuo sono l’istinto e la ragione, due pensieri opposti. L’istinto governa il destino, la ragione governa la certezza.

Il pensiero è l’espressione creativa dell’uomo. Possiamo pensare alla riflessione come ad un fiore e all’idea come il frutto di uno stesso albero. Il pensiero realista, immanente, nato dalla riflessione, è figlio della ragione. Il pensiero idealista, trascendente, nato dalla pulsione, è figlio dell’istinto, della forza istintuale.

Per la legge di attrazione il pensiero positivo attirerà la fortuna e il pensiero negativo attirerà la sfortuna. Possiamo definire il Destino la calamita o lo specchio del nostro pensiero. Noi ci identifichiamo sempre nel pensiero positivo e siamo portati a ritenere il pensiero negativo altro da noi.

 

Istinto e ragione si fondono

Mentre il futuro è imponderabile e incerto e di totale dominio del destino, il presente è certezza. Solo il presente costante è realtà quindi reale. Il futuro è virtuale, quindi trascendentale.

L’individuo cerca di rendere presente ogni momento del passato ma non fa altro che alimentare le proprie paure e la propria ansia fino a trasformarla in angoscia o panico dimenticando che dietro ad ogni paura esiste un desiderio inconfessabile persino a se stessi.

È l’abbandono della sfera istintuale a causare il controllo da parte della ragione.

Il destino rappresenta tutto ciò che ci ha fatto soffrire nella vita. Si tratta di un bagaglio di emozioni, eventi, pensieri, racchiusi in un archivio chiamato MEMORIA.

Alla base di questo assunto c’è il fatto che la ragione teme che il passato possa ritornare sotto mentite spoglie (mutamenti) per cui, la paura del Destino, dell’ombra, del gemello, dell’opposto negativo sono sempre presenti. Qui scatta il meccanismo di difesa, ovvero il positivo.

La Sindrome di Stoccolma ci mostra la Legge della Commutazione, il sequestrato si innamora del suo sequestratore così il male si innamora del bene, la felicità si innamora dell’infelicità, la salute si innamora della malattia, il sintomo della sofferenza si innamora della gioia della vita.

Il suggerimento di Stefano Benemeglio:

Apri quella porta, quell’archivio, e visualizza tutto il patrimonio energetico che hai sotterrato per la sofferenza. Fatti amico il tuo dolore, i tuoi impedimenti, le tue incapacità, le tue sventure. Per farla breve, diventa amico del tuo destino, del tuo gemello, della tua ombra.

Utilizza il patrimonio energetico che hai sotterrato con la rimozione e dai cibo energetico alla tua ombra e al tuo destino, vedrai che ti sarà amico e i due opposti elementi diventeranno una sola cosa. Dal dualismo passeremo a un’unità.

Il destino, quindi, rappresenta la componente metafisica, l’altro di noi stessi. Non è altro che il risultato dell’incontro d’amore tra istinto e ragione, tra noi e la nostra ombra. L’incontro tra noi e il nostro destino è un atto creativo di amore verso il mondo e verso noi stessi.

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Nicolò Pezzimenti
Analogista, Docente UPDA, Responsabile della sede UPDA di Trapani
Esperto in Discipline Analogiche Benemegliane
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Analogista, Docente UPDA, Responsabile della sede UPDA di Torino
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