L’origine dei conflitti

Quando inizia il conflitto con i propri genitori?

All’origine di un conflitto all’interno della famiglia c’è un’esigenza non appagata o un’aspettativa frustrata. L’individuo, cioè, inizia a vivere un problema che genera un conflitto con uno dei due genitori.

A seconda dell’età anagrafica in cui avviene le Discipline Analogiche Benemegliane distinguono tre 3 tipi di conflitto:

  1. conflitto di Natività
  2. conflitto di Comparazione fallimentare
  3. conflitto di Scelta

Il Conflitto di Natività si verifica nei primissimi anni di vita, da 0 a 5 anni. Questo tipo di conflitto genera il complesso del Rifiuto. Il conflitto di Comparazione fallimentare si verifica tra i 6 e i 10 anni, da qui sfocia il complesso della Vergogna. L’ultimo, il conflitto di Scelta, si verifica nell’età compresa tra i 10 e la metà degli anni dell’individuo (quello che Stefano Benemeglio definisce Punto Utopico) con relativo complesso di Condizionamento.

Ognuno di noi può attraversare nella propria vita, più o meno consapevolmente, tutte e tre le situazioni conflittuali, solo una però prevale sulle altre diventando la più significativa nella vita.

Iniziano a sorgere in noi percezioni negative riguardanti il genitore conflittuale (genitore causa del conflitto) e si forma un’idea su di esso in relazione al contrasto genitoriale. Quest’idea crescendo si generalizza. Si inizia a elaborare logicamente lo stato di disagio che ne deriva, si esplicita in un’idea conclamata, divenendo così una chiara limitazione percepita.

La ribellione verso i genitori

L’atto di ribellione per eccellenza verso il genitore è rappresentato da quell’atto evolutivo necessario nell’evoluzione personale che l’individuo compie per
sganciarsi dal “potere genitoriale” andando a misurare le sue forze. Questo avviene soprattutto nell’ambito della dimensione sentimentale affettivadella dimensione passionale-sessuale o dell’autorealizzazione intesa a livello personale o professionale, ambito in cui il modello genitoriale è stato fallimentare.

La ribellione non è altro che reazione nei confronti del pensiero genitoriale con la quale il soggetto vuole dimostrare di essere vincente, per far sì che non si commettano i medesimi errori compiuti dal genitore (ritenuto causa del torto ricevuto). Affinché ciò avvenga occorre una forte motivazione, alimentata costantemente.

La profezia genitoriale

È in questa fase che si verifica la profezia genitoriale: dato che il figlio non agisce come vuole il genitore entra in collisione con il suo pensiero e nel momento in cui l’atto di ribellione fallisce, percepisce la sua debolezza e vive di conseguenza il timore che nella vita si possano di nuovo riproporre le medesime condizioni in cui è avvenuto il conflitto con il genitore. Questo avviene ogni volta che si verifica, a seconda del conflitto significativo, una sensazione di rifiuto, una comparazione fallimentare o una scelta condizionata.

Sul piano analogico si tratta del cosiddetto “pensiero topico” ossia del pensiero dominante attraverso il quale la persona  andrà sempre a “filtrare” e leggere la realtà. Questo pensiero dominante si incarna in quelle situazioni fallimentari, espressione o di presagio a causa di contrasto diretto col genitore che usa espressioni come:

la tua scelta è sbagliata, non riuscirai a raggiungere il successo in quanto non sai a cosa andrai incontro…

oppure di incapacità, come effetto di un contrasto con se stessi:

Ti ribelli, ma non sei all’altezza della situazione, non hai le capacità per raggiungere il successo…

o di impedimento a causa di contrasto con altre persone:

la tua scelta verso l’oggetto sbagliato ti porterà all’insuccesso

di fronte alle quali l’individuo si verrà a trovare per tutta la vita ogni volta che dovrà prendere una decisione.

Il genitore, infatti, tende con il proprio pensiero a presagire il futuro del figlio per evitargli di commettere gli stessi errori. Un eventuale insuccesso del figlio, infatti, rappresenterebbe per lo stesso genitore un fallimento della sua azione educativa.

Dove porta la ribellione

I consigli del genitore, generano nel figlio un complesso che fa si che esso tema l’accadimento di una disgrazia imprevedibile, di non riuscire nei propri obiettivi in quanto incapace e non all’altezza della situazione, oppure di orientare le proprie scelte di vita in maniera errata.

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