Emozioni che ingrassano

Il nostro corpo può essere letto come lo specchio del nostro benessere emotivo e riflette, dunque, lo stato d’animo e il tipo di emozioni con cui lo stiamo ‘alimentando’.

Nel momento in cui i disagi ci mettono a digiuno dalle sensazioni piacevoli che nutrono la nostra vita psichica, possiamo cercare di saziarci in altro modo e allora il cibo diventa il modo più efficace e produttivo per ottenere gratificazione con conseguenze non sempre positive: l’aumento di peso, il senso di colpa, la rinuncia a cercare altre forme di gratificazione.

Può succedere di mettere in atto schemi inconsapevoli: mangiare in risposta a specifiche emozioni. Istinti capaci di dettare tempi, modalità e quantità degli alimenti assunti, tutto ciò al di fuori di una consapevolezza cosciente.  È il caso della cosiddetta ‘fame nervosa’, ovvero quel comportamento assunto da chi usa il cibo per far fronte alle proprie emozioni: un modo per riempire un vuoto che diviene ogni giorno più incolmabile.

Obesità, abbuffate compulsive, vomito, mangiare piccole dosi di cibo in continuazione, dieta da fame perpetua, difficoltà a mantenere una dieta, sono disturbi in continuo aumento.

A volte si prende coscienza del problema, ma non si ha la forza di iniziare una dieta o di portarla a termine, oppure si raggiunge un buon risultato e in pochi mesi si vanifica tutto, riprendendo a volte il doppio dei chili persi.

È chiaro che esiste qualcosa che ci impedisce di raggiungere il nostro obiettivo o addirittura non ci permette di sognarlo, una vocina che ci spinge a trovare gratificazione e appagamento solo a stomaco pieno.

In questi casi non basta la buona volontà ma occorre agire anche a un livello più profondo, poiché l’atto del mangiare non è più un’esigenza fisiologica, ma un anestetizzante del nostro malessere.

In genere la fame emotiva è legata a episodi risalenti all’infanzia, che l’hanno scatenata. Si tratta di un evento triste, che ha procurato sofferenza e insoddisfazione e che si riattiva ogniqualvolta che, per analogia, il nostro inconscio associa un evento attuale al dolore di allora.

Le discipline analogiche e l’ipnosi in particolare, ci consentono di avere libero accesso al benessere dell’individuo attraverso il dialogo diretto e immediato con la sua sfera emotiva, è possibile, quindi, attivare una comunicazione diretta, negoziando per raggiungere l’obiettivo, che in questo specifico sarà quello di cambiare il rapporto con il cibo.

Grazie al dialogo con l’inconscio l’individuo è in grado di scoprire l’antefatto, evento storico che lo condiziona negativamente, e di decomprimerlo con l’aiuto dell’operatore. Questo intervento permetterà alla persona di liberarsi dal vincolo che gli impedisce di avere un rapporto equilibrato con il cibo e di adottare condizionamenti positivi indirizzati alla scelta di alimenti sani.

Libera dai condizionamenti la persona inizierà a dimagrire senza sforzo, rapidamente e senza soffrire, riattivando una tonificante rieducazione alimentare.

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Analogista, Docente UPDA, Responsabile della sede UPDA di Trapani
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